Liz GehrerLiz Gehrer è nata nel 1949 a San Gallo (in Svizzera), dove tuttora vive.
Con la sua arte desidera mostrare una visione insolita, una percezione particolare delle questioni di ogni giorno poiché, diversamente da quello che appare alla maggior parte delle persone, è la quotidianità che risulta essere degna di nota, è nell’ordinario che si nasconde lo straordinario; i temi che pertanto affronta sono ad esempio i rapporti tra gli esseri umani, l’ambiente e la natura, la nostra esposizione al flusso delle informazioni, la possibilità e l’assenza di legami tra gli Uomini.

È la carta il suo punto di partenza quando crea opere tridimensionali: questo materiale va ad abbracciare gli scheletri di ferro delle figure umane che modella in maniera astratta, riducendole ad una testa, ad un tronco, ad una massa indistinta di membra in cui è accentuata la linea verticale, andando così ad esprimere, in modo corporeo, le tematiche prioritarie delle sue opere: la vulnerabilità e, allo stesso tempo, la forza dell’uomo e delle sue relazioni.

La sua arte tuttavia non si esprime solo tramite le opere create attraverso la lavorazione del cartone, che Liz Gehrer riesce a plasmare assoggettando questo materiale alla realizzazione dell’idea, ma anche attraverso grandi installazioni che trovano spazio nella mostra dedicata all’artista organizzata dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger.

Il percorso espositivo si compone di 6 sezioni, ognuna delle quali comunica, attraverso un proprio linguaggio, una profonda percezione dell’esistenza in cui il senso di solitudine, di fragilità e di transitorietà dell’uomo vanno a unirsi al bisogno di comunicazione e di relazione che l’uomo necessità di instaurare con gli altri esseri umani.

La prima sezione è composta da un labirinto di grate di ferro arrugginite sulle quali sono state modellate, con il cartone, figure umane dalla filiforme e slanciata silhouette: il visitatore è pertanto invitato ad avventurarsi in questo dedalo di griglie, che possono essere interpretate non solo come elemento strutturale ma anche come un confine, dalle quali queste sagome astrattamente umane seguono il suo cammino.

Il secondo settore è dedicato ad un’installazione intitolata “Beflügelt” (“Alato”): una composizione di ali bianche sospese in aria tramite fili di nylon ci comunica sia un senso di grandiosità, sia di leggerezza, sia di fragilità. La visione dell’opera cambia a seconda del punto di vista, di dove ci fermiamo ad osservarla, la sensazione è quella di assistere ad un lieve e inafferrabile volo poiché, muovendosi intorno all’installazione, ci sembra di percepire un leggero sbattito d’ali. Questo immaginario volo simboleggia la bellezza e la difficoltà di raggiungere i propri sogni: l’intraprendenza, l’audacia e la gioia che mettiamo nel tentare di raggiungere i nostri obiettivi, si scontrano inevitabilmente con gli ostacoli della vita i quali ci fanno ritrovare, proprio come queste ali di cartone sospese nel vuoto e che un soffio di vento può scompigliare, in una condizione di precarietà e instabilità.

Sfilano poi davanti ai nostri occhi le sculture che Liz Gehrer ha creato donando ad anime di ferro una silhouette umana con il semplice uso di carta, colla e gesso. Queste figure sottili e allungate raccontano la vita vissuta dall’uomo: il cartone infatti non è liscio ma è rugoso, ruvido e ricco di solchi e di strappi. Le sculture possono essere riunite a coppie, in gruppo o presentate singolarmente, ma in ogni caso appariranno allo stesso tempo vicine e lontane, a dimostrazione dell’ambiguità e dell’enigmaticità dei rapporti umani.

La quarta sezione è dedicata a collages di grandi dimensioni, che in origine erano semplicemente poster di bellissime ragazze utilizzati dalle case di moda per la loro pubblicità: Liz Gehrer rielabora e trasforma queste immagini con il linguaggio che lei usa per parlarci di come l’essere umano affronta la vita e il tempo, un tema che Liz propone anche nel quinto settore della mostra, incentrato sull’installazione “Ins Gras Beissen” (letteralmente “addentare l’erba”, un eufemismo per “morire”). L’artista ha steso sulla terra del suo giardino un grande poster pubblicitario raffigurante il volto di una affascinante e giovane donna e ha praticato dei tagli sulla superficie dai quali, con il passare del tempo, è emersa l’erba del prato che, lentamente e gradualmente, ha invaso tutta la tela, andando così a trasformare sempre più radicalmente il viso della ragazza fino a farlo scomparire del tutto sotto ad un soffice e verde manto erboso. Liz Gehrer ha fotografato di volta in volta i cambiamenti che la natura ha prodotto sulla fisionomia della donna: sulle 19 stampe allestite nella sala espositiva (e anche su un monitor sul quale queste immagini scorrono invece come un video) è possibile seguire questo percorso di trasformazione che simboleggia come la bellezza così come tutta la nostra vita, sia transitoria e fuggente.

L’ultima installazione si intitola “Filtro per polveri sottili”: distese a terra sono disposte 10 tute bianche che, gonfiate con l’aria emessa da alcuni phon, si trasformano in uomini che, respirando, diventano in realtà filtri per polveri sottili mentre vengono osservati, con sguardo quasi divertito, dalla gigantografia del volto di una bellissima ragazza.

Dal 23 aprile al 29 maggio 2011
Fondazione Geiger, Sala delle Esposizioni, Corso Matteotti 47, Cecina (Li)
Apertura: dal martedì alla domenica dalle 16 alle 20. Chiuso il lunedì.
Ingresso libero

Galleria fotografica

Video

Catalogo

Catalogo mostra Liz Gehrer
0
0
0
s2smodern

Iscrizione Newsletter

MOSTRE

Questo sito utilizza i "cookie" per facilitare la navigazione dell'utente. Usando il sito l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo