Paul Wiedmer

Paul Wiedmer. Ferro. Forme. Energia
Dal 15 aprile al 28 maggio 2017
Fondazione Culturale Hermann Geiger
Piazza Guerrazzi 32, Cecina (LI)
Tutti i giorni dalle 16 alle 20. Ingresso libero
Inaugurazione sabato 15 aprile, ore 17

L’artista svizzero Paul Wiedmer lavora sulle possibilità di sintesi tra i prodotti dell’industria pesante ‒ la ghisa e l’acciaio ‒ e il naturale, il vegetale. Tutto è sottoposto alla legge costante del mutamento, tutto è mosso da un’armonia profonda che l’artista esplora attraverso le forme organiche del metallo e, talvolta, l’impiego del fuoco e del movimento meccanico.

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, Paul Wiedmer è stato assistente di Bernhard Luginbühl, Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle con i quali ha collaborato alla creazione di molte grandi opere, come il Golem a Gerusalemme, Chaos a Columbus, nell’Indiana, il Cyclop a Milly-la-Forêt, il Crocrodrome a Parigi e il Giardino dei Tarocchi a Capalbio, in Toscana. Sviluppato nel frattempo uno stile personale, Wiedmer trova nel fuoco e nel ferro le cifre della sua poetica; tutta la sua produzione indaga le forze generative della natura, i meccanismi del cosmo, le energie che scaturiscono dalla terra. Dal 1997 l’arte di Paul Wiedmer ha trovato il suo spazio naturale a Civitella d’Agliano, nel viterbese, dove ha realizzato il parco d’artista La Serpara. Qui, in perfetta armonia con la natura, vivono i lavori dello scultore e di molti artisti che condividono la sua stessa sensibilità.

Gli Objéts boudlés in mostra alla Fondazione Geiger sono una serie di ventisei lavori realizzati prevalentemente tra il 1975 e il 1976, attraverso l’assemblage di rottami di metallo rinvenuti con l’ausilio di un metal detector e dissotterrati negli altrettanti cantoni svizzeri. Profonda è la sintonia con il Nouveau Réalisme e la poetica del recupero di oggetti della società industriale, opportunamente rivitalizzati tramite l’accumulo e l’assemblaggio, a cui si aggiunge però una componente concettuale che si avvicina a quelli che sono stati gli sviluppi successivi dell’arte del Novecento. Sono presenti i concetti essenziali della ricerca, dello scavo, dell’estrazione dalla terra di oggetti legati intimamente ad essa poiché spesso frammenti di attrezzi agricoli; c’è inoltre l’idea dell’inventariare, del catalogare in modo sistematico, dividendo e assemblando i reperti in base al luogo del loro recupero.
Sono esposte venticinque delle ventisei opere, poiché quella che completa la serie ha accompagnato la defunta proprietaria nel suo ultimo viaggio, in un poetico ritorno alla terra.
Ogni opera è corredata da una litografia che la raffigura.

Completano il percorso espositivo due opere recenti. Stützen der Gesellschaft, ispirata al dramma di Henrik Ibsen I pilastri della società, è un’installazione costituita da tredici puntelli a croce da edilizia ricoperti da colori brillanti e da forme metalliche saldate; in essa spicca un senso divertito di gioco e libertà, che si contrappone alla falsità borghese e alla mancanza di morale denunciate anche nell’opera teatrale da cui prende il nome. Lava è invece un lavoro dedicato all’energia delle forze che scaturiscono dalle profondità della terra: esse si manifestano tramite il magma che erompe in lingue di fuoco o si solidifica in colate di basalto grigio, rappresentate tramite spirali di acciaio smaltato e pilastri di ferro.

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